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Quanto vale il Vostro Nome?

Scritto da: Oscar Gritti Data: 23 Luglio 2010

Quanto vale il Vostro Nome?

Quanto vale il Vostro Nome? La gran parte delle piccole e medie aziende, e un buon numero di aziende medio grandi sono convinte che il valore di un Marchio, di un Brand, è legato soltanto alle immense multinazionali come Coca-Cola, Apple, e via dicendo.
E forse è proprio questa convinzione a rendere così cieco il management da far prendere loro decisioni a dir poco sconvolgenti. Parliamo di immagine e comunicazione, intendiamoci. Ma è così.
Altrimenti non si spiegherebbero certe scelte di alcune aziende (molte aziende), che con totale nonchalance affossano il valore percepito del proprio Nome. Facciamo qualche esempio?

Comunicazioni istituzionali.
Ci sono aziende che affidano importanti comunicazioni istituzionali, come fusioni o cambi di forma societaria, alle loro Divisioni Amministrative. Ed ecco allora che esperti a far quadrare i conti si improvvisano copywriters e specialisti in strategie di comunicazione. I risultati sono quasi sempre catastrofici: di fronte a comunicazioni sterili e spesso indisponenti, le risposte sono a dir poco imprevedibili. Clienti e fornitori che non comprendono il significato della comunicazione o, peggio, ne travisano il senso. Qualcuno chiama per avere chiarimenti. Altri invece si fanno la loro idea (quasi sempre sbagliata) e la divulgano così come l'hanno compresa.

Momenti della Verità.
Quante sono le aziende che formano e addestrano lo staff ai Momenti della Verità? Stiamo parlando della capacità di rispondere al telefono, di inviare mail ben fatte, di ricevere e intrattenere gli ospiti che vengono a trovarci in sede.
Se solo ci si fermasse un minuto a quantificare i danni causati da Momenti della Verità trascurati, spesso lasciati all'improvvisazione, si potrebbe anche quantificare l'investimento da budgetizzare per migliorare la situazione.

Manualistica, reporting, presentazioni.
Anche in aziende medie e, talvolta, medio/grandi ci sono strumenti di lavoro che vengono studiati e realizzati da manager, tecnici e, molto spesso, segretarie. Mi riferisco ai Manuali di Istruzioni, Listini, Presentazioni in PowerPoint, solo per fare alcuni esempi. E nelle società più grandi anche gli Annual Report e gli House Organ. Bene. Anzi male.
Per quanto ci si possa ritenere creativi, per quanto ci si possa divertire a produrre questi strumenti, per quanto ci si creda bravi a copiare bei lavori visti "in giro", non si potrà mai sostituire un SERIO professionista della comunicazione.
I rischi, in ultima analisi, non sono gravissimi. Diciamo che una bell'Azienda con centinaia di dipendenti, un ufficio tecnico d'eccellenza e una solida crescita finanziaria, potrebbe apparire agli occhi di chi non la conosce, come un'impresa artigiana con disponibilità economiche ridotte. Sì, perché è questo che passa quando si sfogliano Manuali realizzati in Word da persone non esperte. È questo che si percepisce assistendo a presentazioni aziendali ricche di effetti speciali, colori ultravivaci, animazioni a go-go e - ahimé - slide piene piene di testi, grafici, foto e marchi distorti.

Il Web. Spesso anche il sito.
Chiudo citando l'infinito mondo della Rete. Ma sarò breve in quanto ci sarebbe troppo da dire. In buona sostanza, si trovano siti web realizzati da analisi e programmatori che, con tutto il rispetto, non sono quasi mai in grado di allestire un sistema grafico efficace, e ancor meno stabilire quali messaggi trasmettere e in che modo trasmetterli.
News sul sito, post sui Blog aziendali, newsletter via mail soffrono di quanto detto finora. Ci vuole metodo e obiettivi chiari e condivisi. Non occorre essere giornalisti, scrittori, poeti. Per la maggior parte delle volte, basta soltanto un poco di formazione e un poco in più di attenzione. Per tutto il resto c'è il professionista.

Foto e video self-made.
Non ne voglio parlare proprio. Ma basta citare queste due attività professionali per riempire la memoria di autentici scempi.

[ immagine ingram micro ]

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